Fiorenzo Colarusso e Daniele Benotto vincono il Trofeo delle Regioni nel 2011.

Fiorenzo Colarusso e Daniele Benotto vincono il Trofeo delle Regioni nel 2011 a Torino, confermando la vittoria dell’anno precedente del 2010 facendo doppietta per il Veneto.

Continua il percorso di interviste di JBA ai vincitori veneti del Trofeo delle Regioni.

Come avete scoperto il beach volley? Giocavate già a beach prima del trofeo? In quale società indoor giocavate?

Daniele:
“Erano gli anni in cui io e Fiorenzo giocavamo alla Sisley, nel 2011 il beach era la mia seconda passione perché l’attività indoor era molto intensa. Il vero percorso è cominciato quando Alessandro Rigo ci ha selezionati in vista del trofeo e mi ricordo che con la pallavolo perdemmo lo spareggio per accedere alle nazionali contro Piacenza. Fu l’unico anno in cui non partecipammo alle finali nazionali… perciò affrontammo quel percorso con grande determinazione!

Fiorenzo:
“Ho scoperto il beach volley un po’ per caso poiché quando nel 2011 finì la stagione indoor mi dissero che avrei potuto prendere parte agli allenamenti di selezione per il trofeo delle regioni che tra l’altro si sarebbero svolti a Treviso in Ghirada, dove vivevo.
Giocando ad indoor nella Sisley Treviso insieme a Tiozzo e Vanin che avevano vinto il trofeo l’anno prima, i loro racconti su come fosse il mondo beach volley mi incuriosirono e così anche solo per provare presi parte agli allenamenti di selezione fino a poi essere scelto per formare la coppia della rappresentativa Veneto insieme a Daniele con cui già giocavo ad indoor alla Sisley Treviso. Prima del trofeo non avevo mai giocato a beach volley anche perché almeno all’epoca, campi su cui poter giocare nella mia zona non ce n’erano e quindi mi era pressoché impossibile.

Ricordi qualcosa di particolare che hai vissuto durante il trofeo? Qualche aneddoto della finale o pre/post?

Fiorenzo:
“Durante il trofeo ricordo di aver vissuto emozioni molto forti e che tutt’oggi mi porto dietro quando devo affrontare sfide importanti, il torneo fu una vera e propria scalata nel vero senso della parola perché dovevamo affrontare giocatori che conoscevamo bene già nell’indoor e fisicamente molto più prestanti di noi. Non partivamo certamente col favore del pronostico, anzi quasi tutti ci davano per una coppia da “one, two” anche perché eravamo di fatto due giocatori da difesa. Nonostante ciò le prima partite furono essenziali per prendere ritmo ma soprattutto per affinare le meccaniche di gioco. Credo che l’unica partita persa, contro la Lombardia 2-1, -con 2 cartellini rossi per noi nei punti finali di cui uno al mitico Rigo, ti ricordi socio?- sia stato il punto di svolta di tutto il torneo poiché ci mandò nel girone di perdenti e di fatto fummo costretti ad affrontati tutte le coppie più forti. In finale ricordo la stanchezza, lo stesso giorno, venendo dal girone perdenti, giocammo quarti e semifinali vincendole entrambe 2-1, tutte ai vantaggi. In finale contro il Piemonte, già battuto il secondo giorno di torneo 2-1, partimmo al rallentatore, il carico di emotivo delle altre partite ci aveva prosciugato. Fu una forte strigliata di Rigo a fine primo set a farci avere uno scatto d’orgoglio che ci portò a capovolgere le sorti della partita in nostro favore. Al termine della partita ricordo un grande abbraccio ricco di soddisfazioni tra tutti e tre a centro campo anche perché con solo 3 settimane di allenamento eravamo riusciti a fare qualcosa di straordinario. Dopo il trofeo passammo l’estate ad allenarci alla JBA Jesolo per poi prendere parte all’Europeo U18 in Lituania rappresentando l’Italia, chiudendo al 9° posto!

Daniele:
Certo che ricordo! Ricorderò sempre che contro la Lombardia, quando l’arbitro commise un errore clamoroso, dalla panchina il coach tirò un pugno all’ombrellone che si chiuse immobilizzandolo dentro… una scena che ci ha fatto sorridere!
Poi ricordo anche una sua strigliata in finale dopo aver perso il primo set, quella ci è servita molto!”

Come si è sviluppato il tuo percorso subito dopo il trofeo?

Daniele:
“Post trofeo andammo in Lituania per gli Europei U18 e anche lì vivemmo grandi emozioni e divertimento. Ho continuato a giocare fino al 2013 dove con Simone Chinellato abbiamo vinto lo scudetto U20. Da quell’anno la passione è rimasta la stessa ma sono cambiate le prospettive, ora sono io sotto quell’ombrellone ad osservare il campo da gioco!

Fiorenzo:
“Ho continuato a giocare solo ad indoor nella Sisley Treviso e in svariate società italiane di A2 e B1 anche perché giocando a pallavolo per tutto l’anno il periodo estivo mi serviva per studiare e dare gli esami all’università. Inoltre all’epoca , nella provincia di Benevento in cui vivo, non c’erano strutture idonee e neanche un numero di giocatori con cui poter fare allenamenti costanti di un di un certo livello, quindi se avessi voluto farlo seriamente avrei dovuto trascorrere il periodo estivo lontano da casa e dagli studi e sinceramente non me la sono sentita. Oggi invece gioco in Superlega inglese a Londra e lavoro alla Univeristy of East London nel dipartimento di Psicologia sperimentale come Reseach Assistent. Ovvimente quando mi si propone una partita a beach volley non dico mai di no, anzi!

Perché il beach volley?

Daniele:
“Come la Pallavolo trasmette dei valori che si possono utilizzare anche nella vita extrasportiva: il Gruppo, lavorare per un obiettivo comune, la Fatica, amplificata grazie al contesto nel quale si gioca, e il superamento delle Difficoltà, non esistono cambi ed in 2 è difficile nascondersi!

Fiorenzo:
“Perché all’epoca ha rappresentato una bella sfida, mi sono sempre piaciute le situazioni difficile ed il più delle volte ne sono sempre uscito a testa alta. È uno sport diverso dalla pallavolo sia sul fronte tecnico tattico che delle dinamiche di coppia, ma la cosa bella è che comunque è uno sport che sbatte in faccia i tuoi “difetti” nel gioco. Ad esempio giocando come palleggiatore nell’indoor non sono mai stato molto bravo a ricevere, quindi sono sempre stato costretto ad affrontare questo mio limite durante ogni partita convivendoci e limando questa mia imperfezione partita dopo partita anche perché in campo si è in 2 e se si puntano in battuta nessuno ti copre ed il problema lo devi risolvere da solo. Posso dire sinceramente che è questo l’aspetto che più mi ha entusiasmato del beach volley ed è una mentalità che poi ho applicato anche all’indoor e nel lavoro. È uno sport poi dove l’attenzione ai dettagli ed al gesto tecnico è maniacale ancor più che nella pallavolo e soprattuto è uno sport dove secondo me la forza di volontà e la fermezza mentale in alcuni casi sono anche maggiormente premiate; il fisico in questo sport come in altri sicuramente aiuta ma volontà e tecnica in sulla sabbia hanno secondo me lo stesso grado di importanza.

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